Sulle origini delle specie

SULLE ORIGINI DELLE SPECIE
Del Chiarissimo Prof. Scipione Alterato

In principio era il protozoo. Ma si annoiava, tutto solo nel suo brodo1. Tanto che cominciò a farsi delle cosine per conto suo, dopo una controllata che nessuno stesse a spiarlo; chi ha mai più goduto di una privacy così? Colmo di fortuna: non avendo occhi, non doveva nemmeno temere di diventare cieco. E i peli sulle mani? Gli mancavano anche le mani, veramente: il lato tecnico della scoperta dell’eros rimane infatti un mistero. Ma cosa fatta capo ha; a forza di provare, riuscì a divertirsi per benino. Alla fine, mentre cercava di riprendere fiato2, gettò uno strillo e fece un salto*3: un cosozoo del tutto uguale a lui gli girava intorno, affettuoso come un cane.
“E tu cosa sei?” chiese il primo protozoo.
“E tu cosa sei?” chiese il secondo protozoo, originale.
“Io sono la vita, l’unica”.
“E io che sono, cacca?”.
“Impossibile, non ho ancora sviluppato un apparato digerente. Direi piuttosto il frutto di un certo mio giochino…” spiegò il primo; intanto pensava: “Alla prima botta, e da solo, vita di melma!”.
“Mamma!” esclamò allora il secondo; se avesse avuto i braccini, glieli avrebbe buttati al collo (?). Indovinate: cosa avrebbe fatto con una coda?
“Mamma, papà, che ne so, anche zio e nonna, se ci tieni” borbottò il (pro)genitore. Non vedeva l’ora di levarselo di torno: proprio adesso che aveva imparato a divertirsi, quello non ne voleva sapere di togliersi dalle… da che cosa, poi? Che se ne andasse più in là a scindersi anche lui, se era capace.
Era nata la prima vita familiare.

Dopo milioni di anni di quotidiana partenogenesi, i mari erano pieni di creaturine tutte uguali (e un po’ schifide). Al più vecchio, che era diventato un vero sporcaccione, venne un’idea: subito, al solo pensiero, si scisse tre volte. Quando ebbe recuperato un minimo di coesione (l’età cominciava a farsi sentire), fischiettando si lasciò fluttuare verso un protozoino giovane giovane. Ma fallì nel suo laido intento: non c’erano caramelle da offrire né impermeabili da spalancare. Bisognava rinunciare.
Il primo impulso amoroso fu represso non dalla morale, ma da insuperabili problemi pratici.

Ma allora, quali fattori segnano il passaggio dalla vita elementare a quella media? E noi, siamo il Liceo o Ragioneria?
La filosofia, l’astrazione, ecco la chiave*4.

Qualche protozoo delle nuove generazioni, stufo di passare il tempo a scindersi (anche le cose più belle annoiano, alla lunga), cominciò a farsi delle domande. Veramente, prima le fece ai vecchi, che però liquidarono la questione invitandolo ad andare a giocare un po’ più in là.
“Non siete gentili, visto che l’unico gioco che conosciamo è farci le…” dissero in coro i giovani.
“Maleducati, non c’è più religione, chi vi ha insegnato certe parole” approfondirono in coro i vecchi. Uno si spinse fino a “Questa casa non è un albergo”, ma fu subito zittito.
Anche uno dei piccoli volle dire la sua, “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” (che è una stronzata, ma non più di quelle di prima: religione, alberghi? Stiamo parlando di mono (mona?) cellulari, non dimenticatelo).
Un giovane protocontestatore balzò in piedi (?) su un sasso: “Matusa, guardate alla sostanza dei problemi, non alle vuote forme esteriori. Penetrate il senso delle parole, non soffermatevi al guscio duro del loro suono…” e certamente avrebbe continuato a lungo, tra il tripudio dei coetanei, se un anziano non gli avesse urlato: “Tagliati i capelli!”. Tutti rimasero sconcertati da quella frase misteriosa: capelli? Tagliare? Ma il vecchio non volle spiegare, anzi sembrava lui stesso un po’ confuso.
“Siamo stanchi di riempire il brodo di altri noi stessi, miriamo più in alto, vogliamo un ideale, una missione” disse il coro dei giovani, riprendendosi dallo sconcerto. “Dateci un punto di riferimento e vi trasformeremo il mondo, insomma almeno il brodo” implorò e minacciò.
Il più vecchio dei vecchi trovò la risposta risolutiva, quella che governa la storia delle generazioni: “Che palle! Pensate a divertirvi, finché siete giovani, e lasciateci lavorare”. E subito ricominciò a farsi le scissioni sue.

Allora i protozoini li mandarono a scopare il mare*5. Poi si riunirono davanti al solito scoglio, quello che serve il brodo primordiale più denso, e decisero di cercarsi da sé le risposte. E a forza di pensare tutti insieme, chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, perché il mare è salato, si fusero in un bel blocco compatto, solo un po’ molliccio.

L’unione fa la forza: per prima cosa mangiarono gli anziani, quei noiosi che non volevano farla finita con i vecchi sistemi. Se ne salvarono pochi, nascosti negli abissi profondi, dove ancora si scindono freneticamente nelle tenebre, ignari dei piaceri del pensiero astratto e dell’accoppiamento multiplo.

I giovani, divenuti un sol giovane, ma grosso e persino pluricellulare, compresero di doversi specializzare e subito cominciarono a discutere: io faccio il muscolo, io la pelle, no le ossa, tu fai le squame, le squame falle tu, perché sempre io?, chi vuol diventare tonsilla?” I più intraprendenti si divisero in: intelligenti e furbi. I primi, pensa tu che penso anch’io, diedero vita al cervello; i secondi, mangia tu che mangio anch’io, si organizzarono per consumare, consumare, consumare. I nostalgici della scissione provarono varie e strane forme e infine inventarono il pisello (e la pisella: la bestiolina aveva ancora le idee un po’ confuse).

Quelli che divennero buco di culo si fecero schifo, ma erano arrivati tardi e non c’era più posto*6.

Note

*l Per esteso, brodo primordiale, sostanza maleodorante ma nutritiva nella quale sarebbe germinata la vita. Sorta di gelatina riprodotta nel suo gabinetto (scientifico) dal micro – biologo partenopeo prof. Pazzaglia.

*2 Importanza dell’esercizio: con i millenni avrebbe appreso a faticare di meno per un rendimento elevato. Ergonomia naturale.

*3 Pur riconoscendo a questa versione dei fatti una veridicità accettabile, ci chiediamo: che bocca per lo strillo? e che zampe (o affini) per il salto? ( n.d.r.)

*4 L’autore sostiene qui una tesi assai discussa: la vita complessa sarebbe nata da una pensata piuttosto che da una scopata. Tale tesi ha incontrato il favore di parte del mondo accademico, ma le Chiese, pur riconoscendone l’alto valore morale, l’hanno sconfessata. La Santa Congregazione per la Conservazione dello I0R ha ribadito: “Andate e moltiplicatevi: copulatio minor male quam pensatio”. “Se la somma è ben versata, si perdoni la scopata” ha spiegato il Pastor Massimo dei Santi della Settimana Entrante. Illuminante la dichiarazione dell’Archimandrita Imeneo: “Il pensiero dà pensieri”(n.d.r.)

*5 L’esegesi dell’espressione rivela un significato duplice, di rimozione mentale e allontanamento fisico, ma anche di augurio per gli anziani: meglio scopare il mare che non scopare affatto, dovettero dirsi i ragazzi.

*6 Tracce dell’acido desossiribonucleico di questi individui sono state reperite nel patrimonio genetico delle classi lavoratrici contemporanee, particolarmente degli operai della grande industria, specie peraltro in via di estinzione: se ne parla solo quando scompaiono insieme al loro habitat naturale, l’ambiente di lavoro.

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