Figlie di Tullio Parise

Figlie
Grazie, Signore di Vita, per avermi reso padre.
Grazie per avermi fatto padre di figlie, semplice antitesi di me,
profonde diversità di vita bastarda.
Se voto ha da essere, sia il mio di essere loro
faro, alto e indistruttibile.
E poi gigante d’argilla da distruggere
e poi candido vecchio da accudire
pietosamente, lentamente, in assaporarsi quieto di frutto tardivo.
E poi
immagine sbiadita, ricordo,
pallido volto, mani stanche, occhi vuoti, tridimensionali.
Infinito argomento di discussioni adulte, di confronti animati, di amori mai negati.
Ricordo, ricordo.
Sia io per loro memoria di ciò che non sono
e non sarò
e non sono mai stato: ideale necessario da gonfiare e svuotare di significato
ogni giorno, ogni anno, sempre.
Sia io per loro quanto sono loro per me:
cantico gioioso, lieto,
simbolo di futuro sereno, ottimista, diverso da me.
Dammi la forza di essere quanto voglio essere:
simbolo, innanzitutto, esempio, mai!
Ottusi coloro che sperano di partorire se stessi nei propri figli o nelle proprie
figlie.

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