Alla viaggiatrice giovane di Parise Tullio

Alla viaggiatrice giovane

Neve e nebbia. Eguali destini al sole.
Sguardo di ragazza di fronte a me, malinconica.
Forse, forse vai a cercare qualche cosa che non sai, a Milano.
Cosa troverai? Quale balsamo per la tua nostalgia, per i tuoi occhi, per i tuoi pensieri funesti?
Cosa resterà di questa sete di crescita, di questa inquietudine?
In fondo alla luce ed in fondo al buio?
Che cosa lascerò a chi sarà dopo di me, di questo viaggio?
Di questo stato d’animo triste, di questa giornata grigia, di questo nostro essere né qui, né là, dolce
giovane, cosa resterà?
Ed a chi?
Gioverà essere cresciuto solo o al calore di famiglie perfette, alla nuova generazione che si affaccia
all’orizzonte,
come uno sciame di cavallette?
Come eravamo noi. Tempo fa, quando?
A chi importerà dei nostri batticuori, dei nostri desideri?
Di ciò che abbiamo fatto e,
soprattutto, di ciò che non è stato, di ciò che non sarà?
Amica mia, non siamo animali da storia, bestie da esempio.
Dimentica figlia, questa esistenza appoggiata.
Foglia secca, appassita, floscia.
Granello di neve che ancora per un secondo brilla e si scioglie,
Brandello di nebbia che ancora per un secondo si dipana e sfuma

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